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Quali rapporti ci furono tra la Rivoluzione francese e quella fascista? Questo saggio, che ebbe più edizioni durante il Ventennio, azzarda l’ipotesi che l’una non fu affatto l’antitesi dell’altra, bensì una sua evoluzione.
Quali rapporti ci furono tra la Rivoluzione francese e quella fascista? Questo saggio, che ebbe più edizioni durante il Ventennio, azzarda l’ipotesi che l’una non fu affatto l’antitesi dell’altra, bensì una sua evoluzione. Il 1789 segnò la fine dell’Antico regime, proclamando l’eguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge; eguaglianza che nel 1922 venne confermata, aggiungendo quella dell’uomo anche davanti al lavoro, come dovere e gioia creatrice.
“Uno Stato che non ha risolto il problema dell’immissione delle masse nella Nazione, non è uno Stato; per questi motivi, sosteneva un importante dirigente sindacale, lo Stato unitario dopo il 1870 è ancora lo Stato piemontese, in quanto non ha saputo integrare le masse, né svolgere una politica sociale. Questa tesi divenne il punto di contatto fra le molte analisi della sinistra fascista in merito al processo risorgimentale: la si ritrovò in autori vicini al mondo culturale del sindacato che avevano prestato attenzione al problema sociale e a quello delle masse nella valutazione del Risorgimento: è il caso di Carlo Talarico, il quale tracciò, nel suo Le due rivoluzioni, un rapporto fra la rivoluzione francese e quella fascista, rilevando le carenze dello sviluppo risorgimentale.
Ispirato dalla Carta del Carnaro, Carlo Talarico fu un sindacalista molto attivo durante il Ventennio
Informazioni aggiuntive
| Codice ISBN | 9791281704374 |
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